Shimoi Harukichi, un samurai a Fiume

01.04.2021

Il 12 settembre del 1919 sulle prime pagine dei quotidiani giapponesi era annunciata la creazione di una piccola remota repubblica indipendente nella lontana Europa, formatasi su iniziativa di un esuberante poeta italiano e commentando, in maniera molto vivace, la partecipazione negli scontri di un giapponese che rivestì apparentemente un ruolo cruciale nella vicenda. la repubblica era Fiume, il poeta italiano D'Annunzio e il giapponese Shimoi Harukichi.

Nato il 20 ottobre 1883 a Fukuoka, Inoue Harukichi (prenderà poi il cognome "Shimoi" dalla moglie nel 1907) fu istruito fin da piccolo secondo i precetti del Bushido ed una volta cresciuto iniziò ad interessarsi alla letteratura straniera, in particolare a quella italiana. Così nel 1915 si trasferì a Napoli per studiare Dante ed i poeti partenopei (da cui ne deriva una grande conoscenza del dialetto napoletano da parte del poeta giapponese) e divenne poi docente all'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ma in quegli anni in Europa imperversava la guerra e così Shimoi si arruolò come volontario nell'esercito italiano. Gli fu assegnato un posto a ufficio, però egli disse di voler provare in prima persona l'esperienza della trincea per combattere insieme ai soldati in prima linea. Così, si racconta, il generale Enrico Caviglia, sorpreso da quel piccolo giapponese (Shimoi era di statura parecchio bassa), gli regalò la divisa italiana e lo mandò nel 1917 esattamente in prima linea: in mezzo agli Arditi. Qui Shimoi, da fervente adepto del Bushido, sembrò trovare il proprio luogo ed in quei mesi visse fianco a fianco per la prima con gente che proveniva da ogni parte d'Italia. Proprio dai suoi compagni dai diversi dialetti, Shimoi si faceva narrare le loro storie in cambio di lezione di karate nei pochi momenti liberi durante la guerra. "In guerra gli italiano hanno trovato il vero volto della nazione" sosteneva il poeta ed elogiando apertamente il carattere tenace del popolo italiano scrisse anche "sono innumerevoli gli eroi, i giovani e i vecchi che ogni giorno si rendono protagonisti di scene commoventi e che svolgono azioni nobili pur sapendo che in futuro nessuno li ricorderà". Nei mesi finali della guerra Shimoi incontrò l'italiano Gabriele D'Annunzio, e fu colto da una profonda ammirazione. Di D'annunzio apprezzò la capacità di coniugare perfettamente il rigore nazionalista con i principi romantici ed in lui il giapponese vide la perfetta figura che avrebbe portato al compimento di una nuova era dove gli artisti e soprattutto i poeti sarebbero stati protagonisti di una riforma morale e politica della società. Infatti, sebbene l'impresa di Fiume si rivelò un fallimento, per Shimoi rappresentava un perfetto esempio di ciò che aspettava il mondo. Inoltre, fu Shimoi a proporre al poeta italiano, che era anche un famoso aviatore, un volo di propaganda da Roma a Tokyo, ma, nonostante l'effettivo interesse di D'Annunzio, il caso fiumano lo rese incapace di partecipare ed il raid fu portato a termine da Arturo Ferrarin. Pian piano però la scena politica italiana mutò e tra il 1920 ed il 1922 Shimoi iniziò ad avvicinarsi sempre di più al suo nuovo protagonista, Benito Mussolini, seguendolo anche nelle tappe principali della sua carriera, come la Marcia su Roma e il delitto di Matteotti; di lui scrisse "al Giappone manca un personaggio di spicco come lui". A Mussolini il giapponese chiese di scrivere un comunicato alla gioventù giapponese, per risvegliarli dall'apatia in cui erano piombati. Sorprendentemente Mussolini accettò e nel suo comunicato elogio il Giappone per l'alto livello di civiltà ed ammonì i giovani di non lasciarsi traviare dal comunismo ed essere fedeli "allo spirito millenario della loro razza". Una volta tornato in patria, Shimoi divenne un attivista politico intento a spezzare i movimenti sindacali e a trasmettere alle giovani generazioni giapponesi lo spirito nazionalista appreso in Italia ma su modello della storia e cultura nipponiche, come cercò di fare già in passato dall'Italia stessa, e, sebbene non ottenne un grande successo, alla fine anche il Giappone imboccò la via del totalitarismo; tra le altre si prodigò anche all'edificazione di un tempio in onore del sommo poeta Dante Alighieri. Stranamente non abbiamo sue notizie del periodo della seconda guerra mondiale, però lo ritroviamo nel dopo-guerra come guida e grande amico Indro Montanelli, in Giappone per un reportage. In fine Shimoi Harukichi morì nel 1954 nel paese natio.

di G. B.


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