Perfect Blue

21.04.2021

Perfect Blue è il flim d'esordio di Satoshi Kon, celebre regista d'animazione, allievo di Kastuhiro Otomo e Mamoru Oshii, che ha influenzato anche capolavori di Hollywood come Inception di Nolan e Black Swan di Aronofsky. Con questo film uscito nelle sale il 1998 e tratto dall'omonimo romanzo il giovane regista si impone fin da subito nella scena dell'animazione giapponese, riuscendo nel portare per la prima volta (in maniera eccelsa) il thriller psicologico nel panorama animato, contribuendo, insieme a molti altri, nel modificare l'idea che la massa si era fatta su questo genere nel corso dei decenni.

In questo film troviamo Mima, una idol (cantante jpop) di 21 anni appartenente al gruppo CHAM, in rapida ascesa nelle classifiche, eppure la giovane decide, spinta dal proprio manager, ad intraprendere la carriera dell'attrice. Da questa scelta la vita di Mima diventerà sempre più oscura ed inquietante, con la presenza di uno stalker inorridito dalla strada intrapresa dalla sua idol preferita e dalla vita lavorativa che, partendo dalla ripresa di una scena di finto stupro, inizierà a pretendere sempre di più dalla giovane sempre più provata. Infatti il film gira tutto intorno alle crisi di personalità della protagonista e Kon ce lo mostra fin dalle prime scene, nelle quali Mima si destreggia tra il palco ed il suo piccolo appartamento, tra lo spettacolo e la vita quotidiana, tra la folla ed il supermercato; in questo intento il genio di Kon cambia scena rapidamente e di continuo sfruttando sottili gap illusori come l'apertura di una porta, lei che si volta oppure che entra in macchina. Kon è maestro anche nell'usare sistemi a cornice, che poi puntualmente rompe in ogni film, recitando il sogno, sognando la vita, vivendo la recita. Pubblico e privato, idol e attrice, dovere e volere: tra questi incessanti ed intrascurabili contrasti vedremo l'evolversi della trama, ricca anche di ferree critiche sociali, sempre presenti nei film di Kon. Subito dopo la scena esposta in precedenza, vediamo subito una rappresentazione delle idol, tipico del Giappone, e ne critica sia il pubblico a dir poco ossessivo nei confronti delle amate cantanti, arrivando spesso ad atteggiamenti di vero e proprio stalking (come mostra lungamente il film), ma ne critica anche il sistema di merchandising, che propinando al pubblico foto, magliette, cuscini, cartonati e altri millemila gadget mira egli stesso a creare il comportamento sopra esposto.

Questo è sicuramente il lavoro più tetro e oscuro di Kon, che aggiungendo gradualmente gli elementi a disposizione riesce a tenere incollati allo schermo dall'inizio alla fine, mostrando così tanti appigli per teorie che non si vedrà l'ora di scoprire la definitiva conclusione della storia di Mima.

di G.B.