Parte III - L'inverno del 1845

07.04.2021

Era l'inverno del 1845, quello che sarebbe passato alla storia come l'inverno più duro del 1800, ed io lo passai interamente per le strade di Vienna vivendo solamente di elemosina. Si è vero avevo quel piccolo gruzzolo, la restante parte dell' eredità materna, ma non potevo permettermi di sperarlo In tale maniera. Quel denaro mi sarebbe servito per riuscire a continuare gli studi e mantenere la promessa fatta a mia madre in punto di morte. Passai l'intero inverno per le strade viennesi chiedendo la carità e ogni volta che passavo di fronte al Conservatorio e pregavo di riuscire un giorno a varcare la soglia di quel cancello. L'inverno era duro e la gente taccagna. Più di una volta mi capitò di uomini nobili o uomini borghesi che per diletto, invece che donar monete, davano bottoni e poi si gustavano la scena del povero malcapitato che aprendo la mano si vedeva un bottone invece che una moneta. Una volta capitò anche a me, ma io non ero come quei poveri vecchietti che mi facevan compagnia: dopo l'ennesimo scherzo, essendo questa volta da parte di un ragazzetto della mia età, non mi trattenni, gli corsi incontro e lo menai. Mi costò caro lo scherzetto, ma a ripensarci forse mi era anche convenuto. Infatti il giovane di buona famiglia andò dalle autorità e i gendarmi mi arrestarono. Mi feci al fresco, anzi, considerando il periodo, al caldo, un paio di mesi. Dicevo che forse mi era convenuto perché in quel periodo per quanto dura fosse la prigione non era dura quanto la vita per strada. Si stava al caldo, si aveva un tozzo di pane e dell'acqua e soprattutto si era sottratti dalla vista di quei cadaveri di bimbi, di giovani, di vecchi, indistintamente se uomini o donne, abbandonati per le strade. Una vista orribile. Io ero già stato abituato alla morte vedendo mia madre, ma le condizioni erano diverse. Mia madre se ne andò per un male incurabile. Il male di questa gente invece era curabile ed era curabile molto facilmente: bastava un po' di denaro, un luogo al caldo e non sarebbero morti congelati. Ricordo di una famigliola che veniva dalla campagna che aveva deciso di sottrarsi a quel duro regime di quasi schiavitù alla quale erano tenuti e di cercare fortuna in città. Ivi trovarono un'altra donna ben diversamente vestita, la Morte.

Erano due giovani, avranno avuto pochi anni in più di me, lei aveva lunghi capelli biondi come il grano maturo nel mese di agosto e occhi azzurri come il cielo prima dell'imbrunire nei quali era impossibile non perdersi, la sua pelle era così chiara che pareva fatta di porcellana. Avevano con loro una bimba di pochi mesi. Fu straziante vederli morire uno dopo l'altro. Si erano sistemati vicino a me. Di sera si addormentavano abbracciati e sistemavano la piccola nel mezzo per tenerle caldo. Non era abbastanza. Un giorno mi svegliai per le urla strazianti di lei che piangeva, piangeva e si disperava. Capì immediatamente cosa fosse successo: la neonata non aveva superato la notte, era ovvio, era stata la notte più fredda di tutte. Ancora oggi mi chiedo il perché non avessero deciso di darla alle suore per accudirla, ma questa domanda resta ancora senza risposta per me. A volte mi sento in colpa perché io ero lì e come me c'erano tanti altri in quella zona e tutto quello che avevamo fatto era stato inutile. Noi altri ci eravamo organizzati e una parte di quello che ricavavamo ogni giorno lo davamo a loro, in modo che potessero comprarsi del cibo decente per allattare con sostanza la bimba, ma per farla stare al caldo ben poco potevamo fare, noi stessi non avevamo altro che i nostri vestiti addosso. la giovane madre si fece sopraffare dal dolore, decise di non mangiare più, pianse giorno e notte per la sua figlioletta. Dopo circa un mese quel pianto smise. Una fine forse ben peggiore la fece il giovane, che pazzo di dolore si tolse la vita.

È vero che Dio coglie sempre dal giardino i fiori migliori. Non riesco però ancora oggi a capire il perché ciò debba succedere. In quell'anno non erano stati i primi e neanche gli ultimi i cadaveri. La mattina per le strade si ritrovavano tanti corpi da farne cumuli, ma si decise che era più facile scavare fosse che dare coperte, che dare cibo. Fortunatamente per me riuscì a fuggire a quella donna vestita di nero e penso che forse sarebbe stato meglio abbracciarla quell'anno.

Ero sempre stato convinto che il vento, quel vento d'inverno, potesse far volare via solo le foglie, i panni attaccati male, invece era capace anche di portarsi con sé le anime leggere dei poveri sventurati.


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