Miei cari lettori - parte III

13.04.2021

Miei cari lettori, prima di cominciare questo quarto testo mi sento obbligato a fare un'importante premessa. Se vi ritenete ferventi cattolici, religiosi di qualsiasi altra religione, bravi cristiani, strenui difensori del mos maiorum, moralisti, conservatori, o anche moralisti conservatori, io vi supplico e vi scongiuro: non addentratevi oltre in queste righe! Se vi è possibile, anzi, scappate con quanta velocità e con quanta forza avete in corpo, e non voltatevi indietro, perché la perdizione eterna qui intrisa potrebbe cogliervi e non mollarvi, traviarvi dalla retta via e trascinarvi nel più profondo degli inferi, (quelli, chiaramente, che si aprono presso Gerusalemme); tuttalpiù, potrebbe offendervi grandemente. Ebbene, io vi ho ampiamente avvisato, perciò se procedete comunque contro la mia volontà e contro il mio consiglio non prendetevela con me, ma con voi stessi; se poi volete proprio prendervela con qualcuno, prendetevela con Niuton, il vero artefice di queste parole. Sono sicuro che, con l'aiuto del Messia o dell'Arcangelo Gabriele o dei Malebranche (se nel frattempo sarete passati dalla parte del male), riuscirete senza dubbio ad individuarlo, quel cattivone, a scoprire la sua vera identità e a dargli la punizione che merita. Quanto a tutti gli altri, ho una sola cosa da dirvi: mettetevi comodi, state per godere come ricci.

Detto ciò, torniamo subitamente a dove ci eravamo lasciati. Era ormai tempo, difatti, che Niuton iniziasse il proprio fine discorso, così come il Malvagio Ghismundo aveva decretato: non però sembrava egli in vena di venire subito al sodo, avendo forse accumulato troppa bile nel sorbirsi le parole di Sophia.

«Bene» disse infatti Niuton, con un tono che voleva dire tutto meno che bene «Penso di non aver mai sentito cose tanto inutili e tanto fuori dal mondo in tutta la mia vita, cose che non sono mai servite a nessuno, in nessun luogo e in nessun tempo, mai. Non ho intenzione di annoiarvi tutti con altre storielle campate per aria, discorsi che non trovano né capo né coda e che sono infinitamente distanti da qualunque realtà. Io mi terrò il più lontano possibile da queste idiozie, cercando al contrario d'essere il concreto e realista: in questo senso, per convincere chi ascolta, non parlerò propriamente di ciò che si insegna e ciò che si impara alle applicate, ma dei vantaggi che queste cose già adesso mi stanno fruttando». Così dicendo, e abbandonato totalmente il tono indignato e solenne dell'invettiva, si esibì in un sorriso che descriveva perfettamente, da solo ed in se stesso, l'argomento che sarebbe stato trattato.

Io, Sophia e Ghismundo lo capimmo tutti con chiarezza e ci scambiammo a vicenda diverse occhiate, rispettivamente maliziosa, indignata, e molto maliziosa.

«Foh!» sbottò Sophia, con sommo ed incomparabile sdegno «Stiamo dunque per assistere alle stupide e non molto credibili vanterie di un diciassettenne arrapato? Posso solo sperare che non passi nessuna pattuglia di polizia, perché il livello di stupefacente sarà certo da ergastolo. Sono curiosa però, davvero curiosa, di sentire quali straordinarie conquiste ti sia procacciato a colpi di disequazioni logaritmiche».

«Non dire così, Sophia, o potresti offendere non solo Niuton, ma anche Ghismundo» le dissi io, serio ed afflitto «Ghismundo infatti, com'è noto, si è procacciato stupefacenti conquiste persino senza l'utilizzo di disequazioni logaritmiche: non smette mai di raccontare, ad esempio, di quando in un solo giorno riuscì ad unirsi in amorosi flutti con ben tre, che dico, quattro, splendide fanciulle, sebbene io sospetti furono di più e che il vero numero sia tenuto nascosto per la troppo grande modestia di quest'uomo».

Il sorriso molto malizioso che poco prima era così spavaldamente comparso sulle labbra di Ghismundo appassì come un fiore troppo, troppo delicato. «Prendimi pure in giro quanto vuoi» disse «Ma quello che dici è successo davvero».

«Ah, davvero?»

«Davvero! Non ci credi forse?»

«Ci credo con ogni cellula del mio corpo».

«Piantala, rispondi seriamente».

A questo punto, nonostante la tentazione di ridere fosse grande, mantenni il mio volto rigoroso, austero e rigido nella risposta. «Incredibile te, certo che ti credo!» gli dissi dunque «Lo giuro sui vestimenti della defunta e non compianta Fè Cattolica, che io più di chiunque altro ritengo degna d'ogni fiducia e tanto veritiera quanto le tue conquiste amorose».

«Un no sarebbe stato sufficiente...»

«No, non credo» e per evitare possibili obiezioni diedi prontamente la parola a Niuton.

Così iniziò egli la sua storia. «Dovete sapere che tra i molti corsi extra-scolastici che sono stati proposti negli anni passati, ce n'era uno molto noto per la grande bellezza e la grande disponibilità delle sue partecipanti. Non appena mi giunse voce degli incontestabili vantaggi di chi si iscriveva a questo corso, non me lo feci ripetere due volte e mi iscrissi, pieno di fiducia e curiosità verso i nuovi sentieri della conoscenza che avrei in tal modo intrapreso. Ora, nonostante la voglia di partecipare a questo corso fosse tutto meno che poca, non ebbi la possibilità di presentarmi in orario per una serie di inconvenienti lungo il tragitto. Quando infine giunsi, tutti gli altri erano già seduti ai propri posti e tutti i posti, meno quelli in prima fila e di fronte alla cattedra, erano stati occupati. Non potei dunque far altro che mettermi lì. Cosa ce ne può fregare di questi particolari? Direte giustamente voi. Ce ne frega eccome e per il motivo che adesso vi dirò: per partecipare a quel corso c'era da portare non so quale documento ed una copia di questo era da consegnare anche all'insegnate. Quando quest'ultimo entrò, si sedette e chiamò dunque a sé le molte partecipanti, che tutte si misero davanti alla sua cattedra, con le spalle rivolte a me. In quell'occasione, capirete bene, non mi risparmiai dall'osservare molti e stupendi paesaggi collinari. Uno in particolare mi colpì tanto che non potei fare a meno di innamorarmene, dell'amore più sincero e più puro. Mi concentrai così su quella ragazza, sentii il suo nome e la studiai con quanta più attenzione potevo cercando di ricostruire il suo carattere in base all'aspetto e con questo escogitare un grande piano».

«Fammi capire» sbottò nuovamente Sophia «Hai giudicato una persona da che cosa, dal portamento? Credi davvero sia un metro di giudizio affidabile? Io non ho più parole, sei tanto spregevole quanto idiota».

«Sono certo che il suo stesso portamento gli suggerirebbe il contrario» mi intromisi io rivolgendole un sorriso compassionevole, e, sperando che Niuton non afferrasse il significato delle mie parole, gli dissi nuovamente di proseguire. Le mie speranze non parvero mal riposte.

«Terminata la lezione» disse «(di cui non seguii assolutamente nulla), aspettai che la mia preda uscisse dall'aula e la rincorsi poi con il mio piano ben in mente.

"Ehi!" le dissi "Fermati, io..."

"Scordatelo, porco!"

"Ma io..."

"Dimenticatelo, idiota!"

"Ma..."

"Vattene, miserabile!"

"Quanta cattiveria! E io che volevo iniziare solo una bella amicizia..."

"Ah sì?"

"Un'amicizia aperta a possibili ed ulteriori sviluppi..."

La ragazza sbuffò, ma sono certo che trovò la mia risposta divertente. "Ti ho visto porco, lo sai?, hai guardato i *paesaggi collinari* delle mie amiche per tutto il tempo!"

"Allora mi hai guardato anche tu! Come vedi, tra noi è stato amore a prima vista".

La ragazza, che per tutto il tempo aveva camminato spedita come stesse correndo una maratona, si puntò sui piedi, si voltò verso di me e cominciò a farmi una ramanzina infinita, proprio come il suo portamento mi aveva suggerito. Il piano, tra parentesi, stava andando a gonfie vele.

"Cos'è tutto questo attaccamento ai dogmi?" le dissi "La tua mentalità dovrebbe essere più aperta, meno conformista".

"Io sono anticonformista" mi rispose lei, così come il suo portamento mi aveva già rivelato in precedenza.

"E sei anticonformista solo per alcune questioni, o per tutte?" le chiesi.

"Per molte, ma con i porci sono ugualmente severa".

"E per tutte le altre?"

"Per quanto riguarda gli inutili dogmi, mi ritengo appunto anticonformista".

"E nel tuo anticonformismo, sei decisa o no?"

"Certo che sono decisa!"

"Bene, molto bene" feci io sorridente, trovando che il mio discorso socratico fosse avesse raggiunto la giusta maturazione "Sai, esiste uno stupido dogma della termo-chimica, chiamato 'entropia dell'universo'. Secondo questo dogma, il disordine tra le cose è destinato irreversibilmente ad aumentare, e le cose a dividersi piuttosto che ad unirsi: tutto questo non ti fa indignare? Non vorresti, nel tuo piccolo, porvi un qualche rimedio, ed andare contro una prassi così triste?"

Davanti a ciò la mia preda mi fissò in principio intontita. Poi, come avevo previsto, se ne uscì con una grassa risata. La mia definizione non era esattamente corretta, ma la cosa la divertì e così la conquistai. A tempo debito, mi guidò poi con non poco piacere di entrambi lungo la via molto celebrata. La via molto celebrata dai poeti, s'intende, e cioè la sapienza ed invero non mento quando dico che, qualunque fosse stato l'argomento del corso, ebbi la possibilità di apprendere molte cose in quanto a buchi neri e formazione della nostra galassia».