La Turchia abbandona la convenzione di Istanbul, sconfitta per il femminismo

26.03.2021

Oggi migliaia di donne stanno scendendo in piazza protestando contro la recente decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il 20 marzo 2021, infatti, il governo ha approvato il decreto secondo il quale il paese abbandona definitivamente la Convenzione di Istanbul, primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo contro i reati di genere. La Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (in inglese CEDAW), ratificata da 32 paesi europei (tra cui la Turchia) nel 2014, condanna ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come effetto di compromissione del riconoscimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali dell'individuo: prima tra tutte c'è quindi ogni forma di violenza fisica, sessuale e psicologica, lo stupro, e tutte le pratiche che ledono l'indipendenza e la dignità personale come la mutilazioni dei genitali femminili o il matrimonio forzato.

Negli ultimi anni si sta facendo strada, acquisendo sempre più influenza, l'ala tradizionalista e i gruppi islamici conservatori di cui fanno parte numerosi esponenti di rilievo dell'AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo, fondato da Erdogan), secondo i quali la convenzione di Istanbul andrebbe contro i precetti dell'Islam, minando l'unità della famiglia incoraggiando i divorzi e l'omosessualità.

Buona parte del paese, tra cui Bilal Erdogan, figlio del presidente e membro dell'associazione TUGVA (Turkish Youth Foundation), è quindi succube di una visione distorta e integralista della realtà, causata dall'applicazione totale ed estremista della legge islamica, secondo la quale, per esempio, le donne assoggettate al marito sono costrette a vivere in uno stato di semi-schiavitù coniugale. Questo, però, non ha fermato molte coraggiose manifestanti turche che, nonostante i tentativi di contenimento della polizia, si stanno battendo per reclamare i loro diritti, sottratti da un leader la cui guida si sta facendo sempre più autoritaria, e che tiene il paese strettamente ancorato a tradizioni deleterie.

di C. S.