La storia della censura cinematografica in Italia

17.04.2021

Dario Franceschini, Ministro della Cultura, ha firmato il decreto che prevede l'impossibilità di vietare a certi film di uscire nei cinema, di imporre tagli, di modificare determinate scene, disponendo invece una classificazione che indicherà per ogni pellicola la fascia di età più adatta alla visione.

Il raggiungimento della completa libertà di espressione artistica nelle produzioni cinematografiche è un traguardo straordinario, ottenuto dopo un difficile percorso iniziato quasi contemporaneamente a quello del film italiano stesso.

Riavvolgendo il nastro del tempo, la prima forma di censura ufficiale è stata la Legge 785 del 25 giugno 1913, che introduceva un vero e proprio intervento censorio sulle proiezioni.

il Regio Decreto n. 532 del 31 maggio 1914, prevedeva l'accentramento del potere censorio, prima in mano ad autorità locali, nelle mani del Ministro dell'Interno, al quale era affidato il potere di rilasciare un nulla osta per la pubblicazione.

Il 22 aprile 1920, con il regio decreto, veniva istituita una vera e propria commissione e previsto il controllo anche del copione di ogni pellicola, lasciando immutato il passaggio finale del nulla osta.

Se con questi primi decreti si mirava a impedire la rappresentazione di spettacoli osceni, impressionanti o contrari alla decenza, con l'avvento del regime fascista l'obbiettivo diventò di natura politica e propagandistica.

Nel 1926 venivano introdotti il divieto della visione di alcuni film ai minori di 16 anni, Regio Decreto 1848, e la possibilità di sottoporre a revisione ogni fase della realizzazione del film, rendendo possibile anche l'interruzione delle riprese.

L'avvento della repubblica non fu di grande aiuto: nonostante l'articolo 21 sulla libertà di stampa e di tutte le forme di espressione, le pressioni aumentarono, soprattutto da parte della chiesa.

Nel 1949 fu emanata una legge che doveva sostenere e promuovere la crescita del cinema italiano e al contempo frenare l'avanzata dei film americani.

Nel 1962 venne approvata la nuova legge 21 sulla Revisione dei film e dei lavori teatrali, rimasta in vigore fino al 2021, che prevedeva il mantenimento di un sistema censorio, formato da sette differenti commissioni, che ormai mirava sempre di più unicamente alla tutela dei minori e prevedeva che il nulla osta fosse rilasciato dal Ministero del turismo e dello spettacolo.

Sempre per tutelare la visione dei minori, nel 1995 veniva istituita la legge 203, secondo la quale la trasmissione di film che contenenti immagini di sesso o di violenza tali da "poter incidere negativamente sulla sensibilità dei minori" veniva ammessa solo fra le 23 e le 7.

Nel 1998 le funzioni del ministero del turismo e dello spettacolo, istituzione ormai soppressa, venivano delegate al ministero per i beni e le attività culturali e con l'abrogazione dell'art. 11, si rimuoveva definitivamente la censura dalle opere teatrali.

Nel 2001 veniva infine istituita la Direzione Generale per il Cinema.

Ad oggi le pellicole analizzate dai vari organi censori della storia italiana sono quasi 35 mila, di cui un terzo hanno subito delle modifiche prima della diffusione, mentre 174 sono state rifiutate, tra le più recenti "Ultimo tango a Parigi" di Bernardo Bertolucci, sottoposto nel 1976 addirittura a processo penale e rogo e "Totò che visse due volte" di Daniele Ciprì e Franco Maresco.

Con l'ultimo decreto, firmato il giorno di Pasquetta, si è così concluso quello che si spera essere stato il solo ed ultimo capitolo della storia della censura cinematografica italiana.

di C.F.