IT: la paura

08.05.2021

It è un romanzo horror scritto tra il 1958 e il 1985 e pubblicato in Italia nel 1987 da "Sperling & Kupfer"

La maggior parte della vicenda è ambientata in una cittadina del Maine, Derry, e la vicenda è raccontata grazie ad una sofisticatissima tecnica del gradinamento tra le vicende avvenute nel 1958 e 1985.

I principali personaggi sono 7: William "Bill Tartaglia" Denbrough, Benjamin "Ben" Hanscom, Richard "Richie" Tozier, Edward "Eddie" Kaspbrak, Beverly "Bev" Marsh, Michael "Mike" Hanlon e Stanley "Stan l'uomo" Uris. Hanno tutti tra i 10 e gli 11 anni e vivono nella cittadina di Derry.

Questo libro è senza ombra di dubbio il migliore che abbia mai letto per diversi motivi.

Primo in assoluto la tecnica di narrazione di Stephen King, una narrazione che, anche se mi ha perso solo poche pagine, mi ha saputo tenere incollato alle pagine e, in qualche punto, mi ha anche fatto tenere un occhio aperto la notte da quanto mi sono sentito coinvolto nella storia, quasi ad essere di fianco ai personaggi e vivere tutto in prima persona.

In secondo luogo troviamo la caratterizzazione del personaggio di IT, tanto ai limiti dell'immaginazione quanto vicino all'essere umano, un personaggio pieno di significati ed interpretazioni.

Infine mi ha molto affascinato il messaggio che King, attraverso l'antagonista, voleva passare. Infatti, secondo la mia opinione, IT rappresenta la Paura, quella che ci domina da quando eravamo poco più che semplici scimmie con un cervello più evoluto, una Paura Primordiale. Questa Paura nei Primitivi li ha portati ad evolversi: creare una lancia per attaccare, una capanna per difendersi, una torcia per illuminare la via, per non cadere. E' stata la paura che ci ha condotti a dove siamo oggi, con tutta questa tecnologia e tutti questi modi per sopravvivere. Ora potrebbe essere addirittura pensabile che questa paura sia stata sconfitta, ma non è così. Anzi, oggi quella paura è aumentata, si è divisa, è cresciuta: paura di non avere soldi, per questo ci rintaniamo nella nostra capanna nel lavorare come uno stacanovista; paura del COVID19, per questo riponiamo tutte le nostre speranze nel vaccino che come una lancia possa trafiggere il virus ed eliminarlo; paura di restare soli, per questo illuminiamo la via delle nostre relazioni con delle maschere per non inciampare con qualche gusto sbagliato. Tutto ciò che facciamo è guidato dalla paura. Siamo passati da aver paura di essere braccati ad essere braccati dalla paura. Magari ogni tanto non la sentiamo, come i personaggi nei 27 anni di distanza tra il I e il II Ciclo, ma era sempre là con loro: li rendeva sterili. Questa cosa per me nel mondo primitivo si rispecchia nel fatto che alcuni animali, specialmente gli uccelli, prima di avere cuccioli aspettano di trovare un luogo sicuro, dove siano certi di non avere paura che manchi qualcosa. Nel caso dei Perdenti la paura non era sparita, si era solo spostata a tendere loro un agguato poco più avanti. Una frase "simbolo" del messaggio che secondo me voleva dare Stephen King è: "Lui è Derry". Questo mi ha fatto molto pensare e da lì ho recepito il messaggio dell'autore, che mi è piaciuto davvero tanto. Stephen King, secondo me, con quelle 3 parole voleva farci capire che dalla paura non si può scappare. Certo, si può nascondersi, allontanarsi, ma alla fine raggiunge tutti in un modo o nell'altro.  

di D.P.