Introduzione II

01.04.2021

Le ragioni del volgare 

Dante sceglie di usare il volgare per una ragione diversa da quella esplicitata nel De vulgari eloquentia. Il volgare della commedia non è quello teorizzato nel trattato prima nominato quella lingua regale illustre cardinale curiale e regale ma una lingua che si avvicinava molto più a quella parlata. Le ragioni sono da ritrovarsi anche in come Dante considera il suo scritto, ciò è facilmente desumibile dal titolo che l'autore stesso dà alla sua opera: "Incomincia la Comedìa di Dante Alighieri, fiorentino di nascita, non di costumi". La commedia si differenzia dalla tragedia per il lieto fine e non raggiunge l'altezza della tragedia per questo Dante opta per il volgare, più dimesso rispetto che il latino. Inoltre essendo un'opera che doveva essere utile all'intera umanità scrivere in volgare avrebbe significato il poter allargare il bacino d'utenza dei lettori.

La lingua che Dante usa nella Commedia è nuova ed estremamente varia. Non è il volgare illustre di cui si parla nel De vulgari eloquentia, ma ha alla base il dialetto fiorentino, accolto in tutti i suoi aspetti, quello letterario e quello della vita quotidiana, con termini popolari, gergali e osceni ("pappo"= pane; "dindi"= denari; mezzule, lulla = parti della botte; striglia = arnese usato per pulire i cavalli; groppone = schiena; raffi = bastoni uncinati; andonno = andarono).

Dante utilizza anche voci dialettali provenienti da altri luoghi della Toscana e da altre regioni d'Italia, dal Nord (brolo = orto, burlare = cadere) al Sud (sorpriso = sorpreso; vurrìa = vorrei); e adopera moltissime parole provenienti dal latino (pande = manifesta; prande = nutre; assolto = compiuto; ignoto = infuocato, splendente; cive = cittadino), dal francese e dal provenzale (miraglio = miracolo; vengiare = vendicare; giuggiare = giudicare); si serve di "allotropi", cioè utilizza modi diversi per scrivere la stessa parola (mangiare/manducare/manicare; imagine/imago/image; speranza/speme/spene).

E quando le parole e le espressioni esistenti non bastano, il poeta Dante ne crea delle nuove (insemprarsi = duraresempre; indracarsi = inferocirsi come un drago; inzaffirarsi = adornarsi con zaffiri; inmiarsi, inluiarsi = penetrare in me, in lui; adimare = scendere; dilibrarsi = uscire dall'equilibrio; disvicinare = allontanare; adduarsi = accoppiarsi; aggueffarsi = raggrupparsi; biscazzare = giocare; luttare = piangere; oltracotato = tracotante; sitire = aver sete...).

Il linguaggio della Commedia, oltre alla ricchezza, presenta anche un'altra caratteristica, apparentemente in contrasto: l'economicità. Dante usa una sola parola o poche parole per dire molte cose, sfruttando fino in fondo l'aspetto polisemico, la molteplicità dei significati che le parole portano con sé.

Dante usa anche tutti gli stili: passa dal tono comico a quello grottesco a quello lirico a quello drammatico e si serve delle similitudini, nelle quali è un vero maestro (ce ne sono 165 nell'Inferno, 183 nel Purgatorio, 223 nel Paradiso) insieme ad altre numerose figure retoriche.

Alcuni famosi esempi: l'allegoria iniziale («Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura /ché la diritta via era smarrita» - Inferno I, vv. 1-3), le similitudini per descrivere la passione amorosa («come fa mar per tempesta», «E come li stornei ne portan l'ali», «E come i gru van cantando lor lai», «Quali colombe, dal disìo chiamate» - Inferno V, v. 29, v. 40, v. 46, v. 82), una metafora per riassumere le possibilità di riscatto offerte dalla vita terrena («mentre che la speranza ha fior del verde» - Purgatorio III, v. 135); la perifrasi per definire Dio («colui che tutto move» - Paradiso, I, v. 1).

Nella lingua italiana dei nostri tempi sono presenti espressioni che provengono dalla Commedia di Dante. Le troviamo nelle pagine dei giornali, le ascoltiamo in televisione, le usiamo noi stessi nel quotidiano, senza sapere da dove provengono. Eccone alcune: il bel paese là dove il sì suona (spesso si usa solo il bel paese); con l'animo si vince ogni battaglia; scegliere fior da fiore; tremar per ogni vena; il fiero pasto; alti guai; gli dei falsi e bugiardi; la compagnia malvagia e scempia; non mi tange; n'hai ben donde; maestro e donno; disiato riso; natio loco; far tremar le vene e i polsi; morta gora; uomini al mal più ch'al ben usi.

di L. S.