In memoria di Kentaro Miura

25.05.2021

"Credere in qualcosa per cui dedichereste tutta la vita è meraviglioso. Al confronto, il mio combattere a casaccio con cento o mille nemici... penso non abbia molto valore"


Queste sono le parole di Guts, un personaggio che più di tutti fa parte di quell'uomo chiamato Kentaro Miura, uno dei più grandi autori che la storia ha visto e vedrà.

La vita di Miura si dedicò al fumetto fin dal 1976, quando a soli 10 anni Kentaro iniziò a pubblicare per i suoi compagni una serie chiamata Miuranger, composta addirittura di 40 volumi prodotti dalla stampante della scuola. A quattordici anni riuscì ad entrare nel collegio artistico nella Nihon University grazie al manga Futatabi, che lo porterà agli occhi dei più importanti editori. Il successo arriverà presto con la pubblicazione de Il Re Lupo (1988) e andrà sempre a progredire con Japan (1992), la sua Gigantomachia (2013), ispirata al mito greco, ed infine il suo ultimo progetto Duranki (2019). Però l'opera a cui dedicherà la sua vita è un'altra. Ma ora vi lascio alle parole con cui George Morikawa, autore di Hajime no Ippo, ricorda Miura:

"Quando ero giovane e stavo facendo il mio manga, ero in difficoltà per mancanza di personale, ma lui venne ad aiutarmi. Aveva 18 anni ed era uno studente universitario venuto da me con un album di disegno. Non sapevo come disegnasse, quindi gli chiesi di farmi vedere qualche suo disegno e quando aprì l'album, io rimasi immobile con la bocca aperta e la pelle d'oca. Sul foglio c'erano una fata, uno stigma e un uomo con una spada enorme. Era travolgente, disegnato con una matita spessa. [...] Berserk era già lì. Lo licenziai subito, perché non c'era niente che io potessi insegnare che Kentaro non sapesse già."

Berserk è l'opera a cui Miura dedicò la propria vita, anima e corpo; è la sua opera magna che influenzerà i inelencabili manga venuti dopo, come Vagabond e Dorohedoro fino ad arrivare a Vinland Saga e Demon Slayer, ma anche videogiochi come Dark Souls e Bloodborne, esattamente come lui fu influenzato dal guerriero Ken e dallo stile demoniaco di Go Nagai. "Credere in qualcosa per cui dedichereste tutta la vita". Miura l'aveva trovato, e le dedicò effettivamente tutta la propria vita, fino ai limiti. Nel 1993 scrive: "Ho perso 5 chili facendo nulla, mi chiedo perché"; "Ho avuto la febbre a 40°, pensandoci ho avuto solo due giorni liberi quest'anno"; "Negli ultimi mesi ho dormito in media 4 ore a notte"; "Avrò 27 anni a luglio, guardandosi indietro sono 27 anni pieni di fumetti, è questo ciò che vuoi?"; "Ho avuto un giorno libero dopo un mese e mezzo, sono uscito fuori e ho avuto un colpo di calore" (1995); "I miei giorni liberi sono mezza giornata all'incirca ogni due mesi, non ho avuto due giorni liberi di seguito per anni, sono stanco di questo" (2004); "Sono collassato di nuovo per il troppo lavoro. E' lo stesso tutti gli anni: sto lavorando a Natale e a Capodanno. I miei 30 sono quasi finiti, la mia vita è un casino, con niente se non i manga, ma non posso arrendermi ora: devo continuare" (1995). Dei ritmi insostenibili nel lungo tempo: prima non esageravo a dire che spese la sua vita per Berserk, in uno spirito maniacale che lo ha logorato poco a poco, in un sistema come quello delle riviste (ma anche del lavoro giapponese in generale) che incentiva questo tipo di atteggiamento. Noi non possiamo fare altro se non apprezzare il lavoro a cui questo genio lavorò con tanta dedizione fino alla fine della sua vita, nella speranza di portarlo a termine.

Berserk è un'opera che va al di là del bene e del male, ma senza retorica spicciola: ti mostra in una storia fantasy, quasi fiabesca, con cavalieri e fate, la parte tetra e grottesca del tutto; ti mostra come anche il falco bianco per spiccare il volo si serva di una pila di cadaveri di nemici e, soprattutto di amici; ti mostra come anche l'ombra che è nata dalla morte può prendere forma se decide di combattere per ciò a cui dà valore; ti mostra il sacrificio più tetro che sta dietro ogni sogno, e questo Miura lo conosce bene; ti mostra il destino degli uomini, che non è un libro scritto, ma un cuore pulsante creato dai desideri degli stessi umani e che decide di essi; ti mostra la rabbia, nera come la pece, unica forza in grado andare contro il destino assegnato, l'unica forza con cui puoi sopravvivere in un mondo terrificante e ignoto, ma che massacra indistintamente luce e ombre, l'unica forza che ti permette di alzare la testa e lottare nella massa arrendevole. Questo più che un articolo voleva essere un mio omaggio ad una delle personalità più geniali che abbiamo conosciuto e al suo manga che è e rimarrà immortale. Pochi manga, anzi poche opere artistiche mi hanno cambiato come questa, formando una parte importante di me, come credo per chiunque abbia letto questo capolavoro. Consiglio a tutti di provare a leggerlo, e chi invece l'ha già letto potrà intendere queste mie ultime parole:

"Era un oggetto troppo grande per chiamarlo spada. Troppo spesso, troppo pesante e grezzo. Non era altro un enorme blocco di ferro."

Getta la penna, Miura, e riposa in pace.

di B.G.