Il postino di Troisi e Bacalov I parte: Troisi

25.03.2021

In occasione della premiazione all'Oscar del film "Il Postino", diretto da Micheal Radford, è doveroso ricordare le due figure principali di questo capolavoro del cinema italiano: Luis Bacarov, che guidò la pellicola a vincere la statuetta per una delle migliori colonne sonore della seconda metà del 900, e l'attore napoletano Massimo Troisi, che vediamo qui nella sua ultima interpretazione, data la morte a poche ore dalla fine delle riprese causata dal gravissimo problema al cuore da cui era affetto "Il Pulcinella senza maschera" (così veniva chiamato Troisi, da molti considerato il principale esponente della nuova comicità italiana degli anni 70). Il film, tratto dal romanzo di Antonio Skàrmeta, è ambientato in un piccolo paese del sud Italia dove, poiché esiliato, giunge il celebre poeta cileno Pablo Neruda. A causa dell'ingente numero di lettere che dovevano essere recapitate al letterato viene assunto un nuovo postino, il pescatore disoccupato Mario Ruoppolo, nonché il personaggio interpretato da Troisi: tra i due cresce lentamente una profonda amicizia, tanto che Neruda aiuterà anche il protagonista a corteggiare la sua amata Beatrice, arrivando inoltre a diventare il testimone alle loro nozze. L'opera, che rappresenta il profondo amore per il mondo del cinema e per la poesia dell'attore napoletano, incorona la maestosa carriera di Troisi, che riesce qui con la sua interpretazione a commuovere e a trasmettere gli stati d'animo di Mario in maniera sublime. Troisi, nel postino come nelle altre sue pellicole, utilizzò sempre uno stile inconfondibile, con cui dimostrava costantemente la sua capacità espressiva sia verbale che mimica, spaziando da interpretazioni comiche a riflessive. Adoperò una nuova comicità, successivamente diventata lo spunto maggiore della comicità italiana, molto più attenta delle precedenti alla società italiana e alle nuove ideologie, al femminismo, all'autoironia e al riscatto della soggettività dell'individuo.

di C. C.