Il Polo Nord si scalda, le Alpi Giulie si riempiono di neve

01.04.2021

Perché nonostante il costante aumento delle temperature, sulle Alpi Giulie persistono i ghiacciai?

Questa è la domanda a cui ha cercato di rispondere un team internazionale composto da ricercatori dell'Istituto di scienze polari.

Sulla rivista "Atmosphere" hanno spiegato che la possibile causa di ciò è l'aumento degli estremi nevosi, già intensi e frequenti sulle Alpi, e in particolare nel settore centro orientale.

Inverni meno freddi, ci spiegano, non precludono maggiori nevicate, ed è proprio grazie all'eccezionale accumulo di queste che si è riuscita a bilanciare la crescente fusione estiva, dovuta al riscaldamento globale.

"Siamo andati a cercare quale potesse essere la causa di questa che potremmo definire 'l'anomalia giuliana delle Alpi'" prosegue Renato Colucci, capo del team di ricerca.

"Nell'Artico l'aumento del clima sta provocando una drastica riduzione del ghiaccio marino, che contribuisce alla cosiddetta 'Amplificazione artica', ossia l'amplificazione del riscaldamento.

Questo effetto sta modificando la traiettoria della circolazione globale dell'emisfero nord; i flussi atmosferici non si muovo più da nord a sud, ma tendono ad essere sviluppati in latitudine. Muovendosi più lentamente si creano maggiori 'situazioni di blocco', ossia lunghi periodi in cui il tempo metereologico rimane il medesimo. Ecco allora che ad esempio possono persistere per periodi più lunghi correnti marittime cariche di umidità e portatrici di precipitazioni che affluiscono verso montagne, già di per sé con alta nevosità, oppure lunghe fasi di caldo estivo eccezionale come si verifica sempre più di frequente negli ultimi decenni". Conclude il ricercatore: "Alpi Giulie a parte, la criosfera alpina è in rapida trasformazione e nel giro di una trentina d'anni quasi tutti i ghiacciai al di sotto dei 3500 m saranno verosimilmente scomparsi, ma il destino di queste residue forme glaciali minori sembrerebbe essere non così scontato come si pensava".

di V.R.


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