Il manga dopo la Seconda Guerra Mondiale

05.05.2021

Nel 1947 il Giappone è in ginocchio dopo quindici anni di guerra in cui perse più di due milioni e mezzo di vite, in macerie a causa dei numerosi bombardamenti, e sta subendo per la prima volta nella sua storia un'uccupazione straniera. E' in questo contesto che viene pubblicato La Nuova Isola del Tesoro di Osamu Tezuka, una serie che inizierà un periodo di svolta nella cultura del paese, da parte di colui che diverrà il "dio del manga". Tezuka fa parte di quel gruppo di mangaka (il nome con cui si indicano gli autori di manga) che scrivono nell'immediato dopoguerra, nati durante gli anni '20 vivendo il conflitto come un bambini, ora galvanizzati ora terrorizzati, ma ad un certo punto l'imperatore annuncia alla radio la resa del Giappone. In questo caos, i giovani sono lasciati a loro stessi: i loro padri sono morti o si chiudono nel silenzio colpevole dei vinti, le loro madri lavorano strenuamente per dar da mangiare ai figli, l'ideologia che il regime militarista gli aveva inculcato sprofonda nel nulla, i capi della nazione sono giudicati come criminali, e l'imperatore, che il giorno prima veniva venerato come un dio, si professava come un semplice uomo.

Da questo trauma, i futuri mangaka ne traggono tre grandi narrazioni, che a loro volta si sviluppano in varie forme. La prima è una storia dell'apocalisse e del fallimento dell'uomo che diventerà sempre più prorompente col passare del tempo, infatti ne notiamo due dei suoi apici in Devilman (1972) di Go Nagai ed Akira (1982) di Katsuhiro Otomo, entrambi volti a sensibilizzare riguardo ad una nuova possibile guerra, dato il clima della piena Guerra Fredda. La seconda narrazione, anch'essa traumatica ma meno pessimistica, riguarda l'invasione del Giappone (o del pianeta) da parte di altre razze, usando macchine formidabili, e saranno i dei giovani adolescenti, spesso orfani come i ragazzi del dopoguerra, a vincere in vece del padri, pilotando giganteschi robot o simili; il primo esempio che viene dato da Tetsujin 28-go ("Uomo d'acciaio n.28)(1956) ed il genere, che prenderà il nome di mecha, raggiungerà un futuro decisamente prospero, con serie come Mazinger Z (1972), Atlas Ufo Robot (1975) di Go Nagai e Gundam (1979) di Yoshiyuki Tomino. La terza linea, quella più positiva, deriva dalle tragiche esperienze che, come fece la bomba atomica, annichilirono il coraggio e l'onore nipponico; di fronte alla soverchiante potenza della tecnologia che portò indicibili sofferenze i giovani giapponesi si imposero di comprenderne e apprenderne la scienza. Da qui nasce "l'avventura scientifica", che insieme all'apocalittico e al mecha dominerà la scena del dopoguerra.

Appartenente all'avventura scientifica è la serie che dominò la scena del manga per i successivi tre decenni: Astroboy di Osamu Tezuka. Apparso per la prima volta nel 1952, il manga, che diverrà anche il primo anime della storia, racconta di Atom, un piccolo robot-bambino ripudiato da un padre indegno, che combatterà i cattivi, il razzismo, il totalitarismo, le discriminazioni e sarà testimone, insieme ai giovani lettori, di innumerevoli abominevoli violenze.

Eppure questo si sviluppa per la maggior parte nelle riviste per bambini, come ce n'erano anche in Occidente: è nei bassifondi delle città che si svilupperanno le "storie drammatiche", i gekiga. Tra i "libri rossi" (akahon, libri che potevano essere presi a noleggio ad un costo esiguo, popolari nella prima fase di ripresa) militavano numerosi mangaka che sarebbero diventati leggenda. Queste erano persone che avevano avuto vite terribilmente cupe e tormentate e che ora creavano capolavori per pochi spicci con i quali a malapena vivevano, in cambio erano privi da ogni sorta di censura, liberi di riversare i propri tetri sentimenti e la propria condizione sociale in diverse centinaia di pagine, da cui nasceranno i tankobon. A differenza di Tezuka, rampollo di una famiglia agiata e moderna, che si poteva permettere di proiettare Walt Disney nella propria casa, Yoshiharu Tsuge fu orfano di padre a cinque anni, messo a lavoro già dalla fine delle elementari, dovette perfini vendere il proprio sangue per mangiare e cadde in depressione. Sanpei Shirano, al seguito del padre, animatore della Lega degli artisti proletari, era stato testimone delle peggiori brutalità perpetrate dalla polizia ai socialisti. Testuya Chiba era figlio di coloni giapponesi stabilitisi in Manciuria, aveva conosciuto a sei anni il panico del rimpatrio, poi il fallimento al concorso d'ingresso all'università, la depressione e una grave malattia. Shigeru Mizuki, diplomato in Belle Arti, fu mobilitato come soldato nei territori d'oltremare, era sopravvissuto per miracolo ad un attacco suicida nella giungla della Papua-Nuova Guinea, aveva perduto il braccio sinistro e reimparato a disegnare col destro. Proprio quest'ultimo racconta la propria esperienza bellica in Racconti di guerra dell'epoca Showa, pubblicato su rivista nel 1994, rappresenta un'importante testimonianza. Ma non è l'unica testimonianza della guerra trasposta a manga: nel 1973 infatti inizia la pubblicazione Gen di Hiroshima, che rappresenta la prima testimonianza di un giovane sopravvissuto all'attacco nucleare. Keiji Nakazawa traspone per immagini l'orrore visto a Hiroshima, asserendo che è l'ora di trasmettere alle nuove generazione anche l'indicibile con un'intensità tale che non ha eguali nè al cinema nè nella letteratura se non, forse, il Maus dell'americano Art Spiegelman, sui campi di sterminio nazisti.

Da tutto ciò è chiaro quanto la disfatta nella guerra del Pacifico abbia avuto un effetto devastante sulla storia e sulla mentalità di del Giappone, e questo si può evincere al meglio solo dalla letteratura e dalla cultura popolare.

di B.G.