Il Credo di Freccia

21.03.2021


"Buonanotte. Quì è Radio Raptus, e io sono Benassi, Ivan. Forse lì c'è qualcuno che non dorme. Beh, comunque che ci siate oppure no, io c'ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico. Lui è uno di quelli bravi: bravi a credere in quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Beh, non è vero: anch' io credo.

Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.

Credo che un Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua, però, prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.

Credo che semmai avrò una famiglia, sarà dura tirare avanti con 300.000 lire al mese, però credo anche che se non leccherò cu** come fa il mio caporeparto, difficilmente cambieranno le cose. Credo che c'ho un buco grosso dentro ma anche che il Rock 'n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro e le stro**ate con gli amici, beh, ogni tanto questo buco me lo riempiono.

Credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un ca**o della vita degli altri.

Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. Ecco, allora vedete un po' di ricaricare le vostre scorte con questo".


Diceva questo Ivan, detto il Freccia, per uno sfogo sul lato destro della fronte a forma, appunto, di freccia, in una notte d'estate, una di quelle calde e con il sonno che piuttosto che arrivare ti fa credere che non dormirai più. È lo sfogo di uno dei protagonisti del film RadioFreccia, di Luciano Ligabue.

Ivan quella sera aveva i cog**oni girati, perché chi non li ha mai avuti girati a vent'anni, e allora ha preso le cuffie, si è acceso una sigaretta, ha collegato il trasmettitore e si è messo a parlare, e, in realtà, che effettivamente ci fosse qualcuno che lo stesse ascoltando, a lui non fregava un c**zo.

Erano gli anni settanta, gli anni delle bombe, della roba, del movimento studentesco e gli anni delle prime radio FM, le "radio libere", quelle per le quali ti bastava un trasmettitore, un microfono e un paio di cuffie e potevi parlare del c**zo che volevi a chiunque nel mondo o, meglio, fin dove prendeva la tua frequenza.

A noi questa cosa sembra una stro**ata, vero? Ormai non le diamo più importanza, ormai se devi dire una cosa a qualcuno basta che lo chiami o gli mandi un audio e, se hai bisogno di condividere un tuo pensiero, fai un video e lo metti nelle stories, o dove ca**o vuoi, che tanto internet è grande e prima o poi qualcuno lo vede. Ormai la radio è addirittura una cosa da vecchi, un discorso come quello del Freccia non se lo cagherebbe nessuno.

Eppure io stasera sento forte la necessità di dire a qualcuno quello che penso, forte come quella di Ivan quella notte d'estate, con i cog**oni girati e una sigaretta in bocca.

Anche io ogni giorno ho a che fare con quelli bravi, bravi a credere in quello in cui gli dicono di credere, che poi, il liceo ne è pieno: quelli che mi dicono di credere nella politica, nello Stato, nelle leggi, in Gesù Cristo Nostro Signore, quelli che mi dicono di credere nei colori delle regioni, che, anche se siamo messi peggio di prima, ci mettono in zona arancione perché è tutto un gioco politico, quelli che mi dicono che se ho la media del 9 avrò una vita piena di successi e, se ho la media del 5,5, sarò un fallito, quelli che dicono che chi non guadagna almeno 3000 € al mese è un perdente e non conoscerà mai la felicità, che si inizia con una sigaretta e si finisce con le spade, quelli che dicono che io non credo in niente.

Però vi giuro che credo anche io, come Freccia.

Credo che l'Indie sia sopravvalutato, e anche che Fibra ormai ha stancato col suo flow; credo che la preparazione che dà la scuola italiana non la dia nessun'altra nazione, ma credo anche che ci voglia un po' più di umanità, credo che l'Italia sia il più bel Paese del mondo e che non me ne andrei manco con un fucile puntato in fronte,

credo che spesso coloro che si proclamano difensori del diverso siano i primi a discriminare le idee diverse dalla loro, credo che i Dogo non torneranno mai quelli di "Mi Fist", credo che Eminem sia il miglior rapper internazionale e che con Killshot abbia fatto il cu** a MGK, credo che tutti capiscano la gravità della situazione climatica attuale nel mondo e che chi potrebbe fare davvero qualcosa se ne stia sbattendo il ca**o e credo che non servano a nulla i Fridays For Future, se non a saltare un giorno di scuola, credo che la morte faccia schifo, credo che il covid sia una merda, che chi dice che non esiste è solo una testa di ca**o, credo che questo articolo sia troppo lungo per la soglia dell'attenzione dei giovani d'oggi, credo che in questo momento di difficoltà e di perenne incertezza credere sia ancora più difficile che ai tempi di Ivan, credo che Guccini dicesse la verità quando cantava l'avvelenata e che Dio è morto, credo che Emis Killa c'aveva ragione in "Sai Zio", ma che, finché va tutto bene, innamorarsi non è poi così male, credo che i "per sempre" non esistano e che dalle canne non si passa per forza alla bamba.

Credo che a nessuno fo**a qualcosa di quello in cui credo.

Però credo.

Beh, insomma, che ve ne sia importato o no, io avevo qualcosa da dire.

di M. P.