Dipendenze ieri & oggi

29.03.2021

Oh, gli anni 70'.

Un decennio che, come penso tutti sappiamo, è ricordato per la paura provata a causa degli attentati che spaventavano chiunque ne sentisse parlare. Le brigate rosse, ad esempio, organizzavano giornalmente degli atti terroristici con il fine di fare propaganda riguardo il comunismo.

Ma... quel periodo è stato solo terrore per gli agghiaccianti fatti di cronaca che si sono verificati?

E i giovani? Chi ci pensa ai ragazzi dai 15 ai 20 anni? Come si dovevano sentire? Con un mondo adulto che non li capiva -perché interessato completamente ad altro-, come potevano anche solo di pensare di star bene?

La soluzioni, per molti, arrivò dall'America: l'eroina.

Essa, essendo una "cosa" visibilmente odiata dai "grandi", venne considerata come una ribellione.

Una ribellione estrema.

L'idea scaturita, infatti, era quella di ribellasi al sistema direttamente togliendosi da esso.

Il fenomeno della tossicodipendenza, però, non veniva affrontato come si fa attualmente: la fetta di società di drogati non si nascondeva. Anzi, era molto comune trovare, nei parchi ad esempio, qualche panchina perennemente occupata da chi si bucava.

Ed è proprio quando questo fenomeno rese invivibili le città -ed alcuni quartieri in particolare- che nacquero le comunità guidate da preti o volontari, che abitualmente ospitavano all'incirca 30 ragazzi, riuscendo a costituire un rapporto molto personale con ognuno di loro. L'unica eccezione fu quella di San Patrignano, che salvò molte più persone in poco tempo rispetto a qualunque altra comunità fondata prima, dati i grandi numeri che la caratterizzavano.

In comunità, c'è da premettere, che si entrava volontariamente. Era una scelta estremamente personale che riguardava solo il tossicodipendente in questione. Quindi, il drogato poteva essere aiutato se e solo se riconosceva di essere affetto da una dipendenza che non riusciva a controllare. E la maggior parte delle volte, per fortuna, egli riusciva a riconoscere di avere un problema, anche se faticava non poco ad uscire dal "giro della droga".

Ma ora?

Ora nessuno riesce a riconoscere davvero di essere dipendente da qualcosa, che può essere droga, nonché l'esempio più estremo, ma anche alcool, semplice tabacco, o anche il cellulare, il PC: di conseguenza, nessuno cerca -e vuole- di frasi aiutare.

Perché?

Perché, oramai, viviamo in una società in cui tutti bastiamo a noi stessi e vogliamo fare ciò che volgiamo senza che nessuno ci critichi, quindi sembra impensabile riconoscere di aver sbagliato o di avere un problema. Perché è così che funziona, oggi. E odio il fatto di non poter fare nulla per cambiarlo.

di B. V.


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