Copia di Miei cari lettori - Parte I 1

16.10.2021

È con immenso furore che quest'oggi vi scrivo, miei cari lettori, una furia che non ebbe e non ha e non avrà pari tra tutti gli uomini, un'ira che Achille ed Orlando e tutti gli altri spostati. Questo sito, vituperio de le genti, è motivo di tutti i miei crucci, senza esclusioni. In altri contesti ed in altri luoghi, non esiterei ad apostrofarlo con una celeberrima citazione fantozziana, che guadagnò a suo tempo ben novantadue minuti di applausi, e che sono certo li guadagnerebbe ancora: la tentazione è forte, devo ammetterlo, ma aimè temo che non sia questa la sede ideale a simili invettive, sebbene meritatissime. Il punto è che questo sito, questo sito di difficili costumi, se n'è saltato recentemente fuori con singolari problemi tecnici che mi impediranno di usare i colori. La cosa è triste e motivo di furore, ma con spirito stoico, come è bene che sia, la accetteremo e ce ne faremo una ragione.

Detto questo, comincerò a raccontare ora e senza ulteriori indugi di quando io, Niuton, Sophia e Ghismundo ci ritrovammo insieme per il nostro confronto, ognuno pregno delle buone intenzioni che immaginerete.

Fatte dunque le presentazioni e detti i dovuti convenevoli, diedi presto la parola a Sophia, invitandola con la voce ad iniziare la propria argomentazione, con gli occhi la propria truffa. Effettivamente Sophia cominciò, e con mio forte stupore, riuscì a pronunciare, tutte d'un fiato, non una, non due, ma ben tre parole, prima di essere brutalmente interrotta: e la prima fu "noi" e la seconda fu "del" e la terza fu "Legnani".

Sentir pronunciare il nome dell'odiata nemica di tutte le brave genti produsse in Niuton e Ghismundo reazioni di mirabile indignazione, incomparabile disgusto e tanto crude e tanto aspre furono le loro facce, che per poco non mi sentii in dovere di chiamare i soccorsi, ritenendoli in preda ad un violento e fatale attacco epilettico. Queste le battute che si scambiarono:

«Il Legnani fa schifo!»

«Orribilmente schifo!»

«Immensamente schifo!»

«Schifo! E lo schifo del Legnani non ha paragoni sulla terra!»

«Hai ragione, hai perfettamente ragione! Tutti concordano sul fatto che il Legnani faccia schifo, e chi dice il contrario, mente!»

«Io dico il contrario!» sbottò di contro Sophia.

«E per la tua deprecabile e sfacciatissima falsità, noi tutti severamente ti giudichiamo».

Vedendosi attaccata in questo e simili modi prima ancora che il proprio discorso potesse aver inizio, Sophia, impreparata ad una così calorosa accoglienza, rivolse disperatamente il proprio sguardo a me. La cosa tuttavia non sfuggì al deplorevole uomo che per la propria bassissima e miserrima condizione è chiamato Ghismundo, il quale, comprendendo perfettamente la situazione, mi rivolse a sua volta un sorriso affilato e sottile, malevolo oltre ogni misura: il grande momento è arrivato, questo fu ciò che disse.

«Il grande...? Cosa vorrebbe dire questo?» chiese Sophia, smarrita ora più che mai «No anzi, riflettendoci non lo voglio sapere: piuttosto, tu che forse hai un briciolo di cervello» (fu in questo modo che la sua grande ingenuità mi apostrofò) «Di' a questi due idioti che loro non possono sapere in alcun modo se la mia opinione sia vera o falsa, ma che in ogni caso la dovrebbero rispett...»

Ghismundo la interruppe prima che potesse terminare la frase con un forte gesto della mano, che l'acuto lettore potrà da sé immaginare. «Fa' silenzio, ti prego, ed evita di andare oltre con questa tua ridicola menzogna che getta discredito su di te e su di noi, e vergogna su tutto il genere umano».

La faccia di Sophia si fece allora così contrita, così offesa, così costernata, che quasi mi dispiacque andare avanti con questa bella scenetta. Quasi.

«Forza, dillo» tornò a parlare Ghismundo, rivolgendosi a me «Smettila di cincischiare, dillo!»

A queste violente esortazioni sobbalzai sulla sedia, farfugliai qualcosa di incomprensibile tra i denti e, fatto un grande respiro, mi misi in piedi con una solennità che senza dubbio non avrebbe fatto invidia a Cicerone nel pronunciare in senato le sue Catilinarie, ma proprio per niente.

«Sophia» dissi come mi fu possibile «Sophia, la tua bieca menzogna reca biasimo a tutti noi, e grande vergogna a tutto il genere umano. Tu chiedi: come potremmo noi sapere che menti, e che tieni nascosta la tua vera opinione? È l'evidente stato delle cose che ce lo suggerisce, ci sarebbe da dire, ma io dirò di più: ebbene, chiamatemi pure Lorenzo Valla, perché con estrema evidenza vedo sul tuo volto quanto tu, Sophia, sia più falsa della Donazione di Costantino».

A ciò, le reazioni furono le più svariate e diverse: Ghismundo si rotolò sulla sedia in una sbracatissima risata, Niuton mi guardò confuso (probabilmente non era stato attento a lezione), e Sophia, Sophia fece una faccia di così forte furore, che al suo confronto la precedente sarebbe sembrata allegra, felice e spensierata. Così la giovane si alzò a sua volta, mi si avventò contro in un modo che non fu affatto piacevole e, al culmine dell'ira, mi tirò uno schiaffo e cominciò ad insultarmi con parole tanto crudeli e tanto affilate che, con grande sconforto di tutti noi, non potranno essere riportate.

Sfogatasi completamente sotto lo sguardo sconvolto di Niuton e non poco divertito di Ghismundo (che con ogni probabilità aveva previsto tutto sin dall'inizio), Sophia fece per andarsene, e di corsa. Io, però, non potevo certo permettere una simile eventualità e così ignorai il dolore all'anima e al corpo e la trattenni come potei, le rivolsi parole di scusa e di supplica di cui forte mi vergogno e addirittura fui quasi sul punto di tradire la patria, dicendole che, facesse o meno il Legnani schifo, (e lo fa), non era di quello che avremmo dovuto parlare, ma del classico, delle applicate e del tradizionale. Se fosse rimasta, avrebbe avuto la possibilità di difendere sé stessa e convincere idioti come noi: se se ne fosse andata, le nostre opinioni non avrebbero mai potuto cambiare.

Solo con queste argomentazioni riuscii a fermarla, ed una volta seduta, lanciate altre crudeli frecciate del genere "Lorenzo Valla si starà rivoltando nella tomba", Sophia cominciò con un grande sbuffo il proprio discorso.


di F. V.


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