79 anni fa venivano deportate le prime donne ad Auschwitz

26.03.2021

Erano state chiuse in palestre o caserme senza cibo né acqua e, solo successivamente, caricate sui carri bestiame e costrette a rimanere ammassate nei vagoni durante tutto il viaggio. Appena arrivate furono private dei loro affetti personali, denudate, rasate a zero, tatuate con un numero e infine rivestite con divise dei militari morti ancora sporche del sangue essiccato. Alcuni nazisti, a caccia di gioielli, sottoposero le ragazze a un'ispezione ginecologica deflorandole brutalmente.

Nei giorni precedenti alla deportazione era stato dato l'ordine di presentarsi al municipio per registrare le ragazze dai 16 ai 26 anni nubili; sembrava l'ennesimo provvedimento a cui gli ebrei slovacchi erano ormai abituati. I provvedimenti erano iniziati a causa della propaganda del regime che aveva diffamato gli ebrei come stupratori, assassini e ladri.

Oswiecim era stata una piccola cittadina fino a quando i tedeschi la scelsero per fondare il campo di Auschwitz. Aveva due soli fini: aiutare i tedeschi nella guerra, producendo gomma artificiale, e annientare ebrei, dissidenti, rom, omosessuali e altre persone non gradite. Non prima di averli sfruttati fino all'esaurimento fisico. Le ragazze slovacche furono costrette a camminare a piedi nudi nel fango e nella neve e a lottare per minuscole razioni di cibo. Colpite da punizioni arbitrarie, vennero impiegate per lavori durissimi: bonificare terreni, trasportare terriccio e materiale edilizio o smantellare edifici, tutto con la sola forza delle braccia. La morte era quasi certa, tanto è vero che le autorità del campo costringevano le ragazze a scrivere alle proprie famiglie rassicuranti cartoline post-datate, che spesso arrivavano quando le mittenti non erano più al mondo. Le aguzzine delle ragazze slovacche erano detenute tedesche del campo di Ravensbruck. Alcune diventarono kapò, ricevendo dalle SS il diritto di punire, stremare e picchiare le giovani ragazze. Anche loro erano 999.

Dune Macadam non pensa che il ricorrere di questo numero sia una semplice coincidenza: "Non credo che Himmler abbia fatto nulla per caso. 999 ha un significato numerologico (il 9 è un numero ombra, cioè con connotazioni negative: tre nove insieme, nel caso dell'Olocausto, indicherebbero un desiderio di porre fine a qualcosa) e anche le date dei trasporti erano state individuate in giorni astrologicamente favorevoli. I nazisti d'altronde erano estremamente superstiziosi e avevano ogni sorta di credenze bizzarre".

Il giorno della liberazione di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, di tutte le ragazze ne erano sopravvissute circa una quarantina. La fine di quell'Inferno fu anche l'inizio di un pericoloso viaggio di ritorno a casa, esposte al rischio di essere stuprate dai soldati russi che le avevano liberate. Ria Hans, che aveva lavorato nell'infermeria di Josef Mengele e aveva assistito a esperimenti su cavie umane, facendo di tutto per salvare il maggior numero di ragazze possibile, percorse a piedi oltre mille chilometri. Fu una delle poche a trovare i genitori ancora vivi. Moltissime ragazze, appreso che la loro famiglia semplicemente non esisteva più, preferirono emigrare.

di L. C.